• Lidia Luscher

Esistono le Sirene?



Luglio 1842: New York è in fermento. Tutti sono in attesa di vedere una incredibile curiosità: una sirena catturata al largo delle isole Fiji. Verrà portata in città dal dott. J.Griffin, professore emerito presso il Lyceum di Storia Naturale britannico.

La stampa americana ne parla da settimane tant'è che il professore, al suo arrivo in Hotel, trova una folla di giornalisti e curiosi ad attenderlo, tutti ansiosi di vedere la sirena. Solo dopo molte insistenze egli accetterà di mostrare la misteriosa creatura ad una ristretta cerchia di persone, pronte a descrivere e pubblicizzare quanto visto, con particolari entusiastici e raccapriccianti, aumentando ulteriormente le aspettative del grande pubblico.

A questo punto entra in scena Phineas Taylor Barnum, proprietario del “PT Barnum’s American Museum”, luogo nato con l'idea di preservare la storia locale ma specializzatosi nel corso del tempo in mostre “particolari”, volte a stuzzicare la curiosità dei visitatori, esibendo per lo più esseri umani con abilità insolite o anomalie genetiche dando poi origine agli spettacoli circensi itineranti, anch'essi di sua proprietà.

Barnum inizia a girare le redazioni giornalistiche cittadine lamentando che il dott. Griffin ha rifiutato di esporre la sua Sirena al Barnum's American Museum. Griffin, messo alle strette dalla stampa, decide di mostrare al grande pubblico la creatura al Concert Hall di Broadway, dove propone di tenere delle conferenze sull'argomento.

Nelle sue lezioni il dott. Griffin parla dell'esistenza delle sirene come creature reali, fornendo descrizioni e luoghi di ritrovamento e giustificando la loro esistenza con una stravagante argomentazione: di ogni essere vivente terrestre esiste anche una versione marina, come ben dimostrano i cavallucci marini, i leoni marini e i pescecani. Perché gli esseri umani marini non dovrebbero esistere?

La Sirena rimane in mostra una settimana ma ovviamente solo pochi visitatori sono riusciti ad ammirarla, così Griffin acconsente a metterla in mostra all’American Museum di Barnum, senza nessuna maggiorazione sul costo del biglietto e pubblicizzata da immagini in cui la sirena ha l’aspetto di una giovane e bellissima donna, immagine ben diversa dalla realtà. Infatti un giornalista del Corriere di Charleston scrive: “Di una illusione… la vista della “meraviglia” ci ha derubato per sempre – non parleremo mai più, neppure per gentilezza, della bellezza della sirena, né corteggeremo una sirena nemmeno in sogno – perché la signora delle Fiji è la vera incarnazione della bruttezza”.



Questa è la cronaca di un raggiro volto al grande pubblico ed abilmente orchestrato da Barnum.

Griffin non è professore, non esiste il Lyceum di Storia Naturale. L’uomo in realtà è un socio di Barnum, Levi Lyman, che si attiene a un copione scritto dallo scaltro imprenditore. L'arrivo a New York della misteriosa creatura e del Professore che l'ha studiata, le difficoltà nel riuscire ad ammirarla, l'attenzione morbosa scatenata dagli inconsapevoli mezzi d'informazione, l’esposizione della sirena prima alla Concert Hall con le relative conferenze divulgative e la successiva esposizione all’American Museum, sono garanzia della sua veridicità e nessuno per lungo tempo si preoccupa di verificare.

La sirena è ovviamente un falso, e Barnum lo sa bene.

L’idea di creare una falsa sirena non è venuta a Barnum. La creatura aveva già una lunga storia alle spalle: fu probabilmente realizzata intorno al 1810 da un pescatore giapponese unendo la parte superiore del corpo di una scimmia alla parte inferiore di un pesce. Venduta a dei mercanti olandesi, dopo vari passaggi di mano, arriva a Moses Kimball che la espone nel suo Museo a Boston dove viene “scoperta” da Barnum.

Barnum la prende in affitto (a 12,50 dollari la settimana) ma prima di esporla nel suo museo di New York la fa esaminare da uno zoologo, che si rifiuta di attestarne la veridicità. Da buon imprenditore, architetta la sua mossa pubblicitaria organizzando l'arrivo della Sirena e del Professore e scatenando la curiosità di pubblico e stampa.

La Sirena delle Fijii rimane esposta per i successivi vent’anni, alternativamente nei musei di Kimball e Barnum. Nel 1859 è sicuramente a Boston, poi non si hanno più certezze. Forse finisce bruciata nell’incendio del 1865 che distrugge l’American Museum di New York, o forse fa la stessa brutta fine, ma nel 1880, tra le fiamme che divorano il Boston Museum.

Il mito delle Sirene è senza tempo, a partire dalla descrizione di Omero nell'Odissea come sicura testimonianza che erano creature già presenti e radicate nell'immaginario collettivo dell'Antica Grecia, per proseguire nel folklore celtico (Liban) e germanico (Lorelei), e finire ai giorni nostri con film e serie Tv sulle quali trionfa il film “Splash – una sirena a Manhattan”.

A noi non resta che continuare a sognare......

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